Dedica

venerdì 2 aprile 2010

la notte porta consiglio
di stare con te
ma solo ti penso dormire
sveglio di voglie malsane
e di puerili rituali
chiusi gli occhi
a pensarti più forte
poi strozzato il piacere
da colpe e distanze
e l’odore di me a saperti vicina

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Sbiadiranno le mie parole

mercoledì 1 luglio 2009

Sbiadiranno le mie parole
scritte a matita
sui quaderni del passato
e io tornerò a parlar male delle donne,
e di quante, e mia insaputa,
m’hanno forse anche amato.
Terrò il conto dei miei errori,
da pagare a tasso variabile,
senza scadenza,
quando tra le dita avrò ancora
il fumo dei discorsi fatti
e delle sigarette respirate.
Quante cose ci siamo detti,
parlando l’uno sull’altro,
e forse ora ti conoscerei
t’avessi solo ascoltata,
invece distratto,
mi stupivo del tempo
che s’era fermato.
Hai riso al mio racconto d’infanzia
e ricordo d’averti fatta arrossire una volta
parlando di te e dei tuoi mille vestiti.
Avrai memoria del breve tempo trascorso?
Adesso l’auto scompare nella notte
e il rosso delle luci
lascia una scia nell’aria.
Troppo presto sono passati i titoli di coda.

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Benessere

lunedì 16 febbraio 2009

Mi ritrovo a scrivere, è passato del tempo lo so. Come una volta, attorno la mezzanotte, in compagnia di una sigaretta, decido di mette giù un paio di righe su qualcosa che mi balenava in testa da un po’. Sembra quasi un atto dovuto. Ho passato del tempo a rileggere vecchi appunti per una sorta di necessrio auotocompiacimento. Inutile dire che a fantasticare sulle proprie imprese passate se ne ricava solo una pericolosa distrazione dalla vita reale. Il mio non scrivere allora non è affatto dovuto all’appiattirsi degli eventi ma piuttosto al vivere in un limbo creativo dato dall’autoerotismo insito nel trovare giovamento da imprese già compiute. Godere di ricordi, pratica solitaria e a buon mecato, impoverisce la vista. A farlo troppo si deventa ciechi… tanto da non vedere gli accadimenti con la stessa lucidità di un tempo. Mi chiedo tuttavia se non sia il continuo prendere nota degli accadimenti ad arcuirne il significato. In fondo, a non pensarci, non ho forse vissuto in un apparente o reale benessere? Non vorrei che il prendere nota di fatti insignificanti non fosse altro che cercar conferma che io stia pagando pegno di qualche incosapevole crimine commesso. Estraniarsi dalla quotidianità è forse il primo passo verso l’abbandono di una visione escatologica della vita a favore di un appocccio pantarestico. Se godere dei miei ricordi mi ha distratto tanto dai piccoli eventi quotidiani e ha fatto in modo che smettessi di ceracrne sempre un fine ultimo, allora il segreto del benesere non può che essere la distrazione. Affidarsi dunque alla rassegnazione che le cose accadono perché devono accadere e basta, nel suo tutto scorrere delle cose, e non ci si può fare niente. La ricerca del benessere, apparente o reale che sia (in fondo che importa?), è legato la capacità di distrarsi in modo da non dover necessariamente riflettere sugli accadementi. Tuttavia, a far così, il rischio di estraniarsi è elevato. C’è sempre qualcosa che vale la pena di essere ricordato, e tanti attimi di questi miei ulimi mesi sono andati ormai irrimediabilmente perduti. Tornerò dunque a prendere nota di tutto, come facevo un tempo, ma almeno con l’impegno di non cercarne il significato. Scusate se sono stato distratto.

Per il resto niente di nuovo. Inizia una nuova settiamana, devo ricordarmi di fare un esposto alle poste. È tutto… per ora.

PS: ho vinto un fine settimana benessere per due, chiederò di poter andare due volte.

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SMS

domenica 21 settembre 2008

Con poco carattere,
un pensiero per te:
mi manchi (diario di viaggio).
Poca l'attesa
e trema già la mano:
torna presto.

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Congedo del viaggiatore cerimonioso - Giorgio Caproni

mercoledì 17 settembre 2008

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco.
Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo- odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.

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